L’Istituto Nazionale di Architettura è stato fondato dall’arch.Bruno Zevi il 26 ottobre 1959, quale luogo di incontro delle forze economiche e culturali che partecipano al processo edilizio, con lo scopo di promuovere e coordinare gli studi sull’architettura, valorizzarne i principi e favorirne l’applicazione.
L’Istituto ha la sua sede centrale in Roma e si articola in Sezioni Regionali (Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Sicilia, Sardegna, Veneto), ne fanno parte, architetti e ingegneri, costruttori, industrie di materiali edili, istituti di credito edilizio, operatori economici, enti della pubblica amministrazione.
Svolge un’intensa attività culturale pubblica senza finalità di lucro, su temi di edilizia, urbanistica, pianificazione territoriale e design; come tale ha ottenuto il riconoscimento giuridico mediante il Decreto Presidenziale n.236 del 28 marzo 1972.
Organizza e promuove dibattiti, incontri culturali, mostre di architettura e di arte in genere, di materiali edilizi, centri studi, centri di documentazione, premi, pubblicazioni e quanto altro possa servire alla conoscenza dei problemi architettonici.
Tra le più recenti attività vanno segnalate:
la costituzione del “Centro di documentazione sulla storia della cultura architettonica”;
“ il censimento degli archivi italiani pubblici e privati” riguardanti l’architettura del XIX e XX secolo;
gli “Appelli per qualità dell’Architettura” e la proposta di Legge sull’Architettura;
l’archivio video-cinematografico dell’architettura;
il sostegno al progetto di una “Direttiva Europea sull’architettura e l’ambiente di vita” adottato dall’assemblea dell’O.I.A. (Osservatorio Internazionale dell’Architettura” a Parigi, presso l’Istituto finlandese di cultura, il 7/8 novembre 1997;
In merito a quest’ultima Direttiva (inviata a 359 sindaci di comuni italiani), l’IN/ARCH ha elaborato un codice di comportamento per gli interventi sul territorio in cui sono contenuti elementi che possono essere tradotti in un’autoregolamentazione concretamente adottabile dalle Amministrazioni Locali, mediante una formale delibera di adozione.
L’Istituto avverte l’esigenza di divulgare e illustrare l'iniziativa, dando ampia pubblicità a quelle amministrazioni che adotterranno il codice e conferirà loro un riconoscimento di qualità.
L’IN/ARCH è disponibile per ogni assistenza e consulenza sulle iniziative coerenti con questi principi:
- occorre sviluppare intese operative, comprendere gli sviluppi che stanno nascendo dall’autonomia dei singoli comuni e dalla probabile competizione fra le grandi città’;
- sarà necessario rafforzare i rapporti con il mondo della produzione, ed approfondire le nuove sinergie con gli ordini ed associazioni professionali;
- sono mature le condizioni per una decisa svolta, con un coinvolgimento collettivo ed un impegno individuale, tale da cogliere l’attuale occasione che si presenta;
IN/ARCH è stare insieme volontariamente, per sostenere il progetto di solidarietà’ che il particolare momento impone a figure professionali diverse, di convivere e condividere comuni strategie per una riqualificazione totale del mondo dell’edilizia.
IN/ARCH quale interlocutore privilegiato per le amministrazioni pubbliche e per le grandi committenze private, per consulenze o sostegni nelle realizzazioni di iniziative concorsuali o di sperimentazione.
IN/ARCH quale osservatorio privilegiato delle trasformazioni territoriali e sociali della comunità regionale.
IN/ARCH come motore organizzativo di eventi culturali e di formazione professionale per riavviare stimoli e curiosità sopite.
IN/ARCH può fare aumentare il livello di conoscenza del costruire tanto da semplificare il rapporto tra il progettista, il committente fruitore ed il realizzatore dell’opera architettonica.
un’iniziativa come IN/ARCH puo’ diventare per il territorio in cui operiamo una rete, nelle cui maglie intercettare le risorse inespresse.
L’Istituto Nazionale di Architettura è coinvolto nell’iniziativa dell’elaborazione del “Codice Concordato di Raccomandazioni per la Qualità Energetico Ambientale di edifici e spazi aperti” e sostiene l’organizzazione della prossima Conferenza Nazionale Energia e Ambiente che si svolgerà il 25/26/27 novembre a cui sta lavorando il gruppo di lavoro dell’ENEA che si occupa degli “Aspetti energetico ambientali nel settore civile”.
Quella dei codici risponde all’esigenza di una mutazione delle regole, senza aggiungerne di nuove. Anzi riducendole.
Solo principi e questioni su cui riflettere e poter scegliere consapevolmente
Il codice, figlio della “CARTA DI AALBORG 1994 – Le città europee per un modello sostenibile”, indirizzerà verso obiettivi di “elevata qualità energetico-ambientale” chi formula i programmi (di riqualificazione urbana, recupero edilizio e urbano, edilizia di sostituzione, pianificazione di nuovi insediamenti e utilizzo del suolo), chi definisce le normative, chi progetta gli strumenti urbanistici e gli specifici interventi di trasformazione, chi li realizza ed infine coloro che li usano.
Le amministrazioni per svolgere quanto previsto dal codice dovranno apportare modifiche alla propria organizzazione, così promuoveranno la partecipazione della collettività alla gestione del territorio e delle sue trasformazioni con strutture atte a garantire la diffusione di informazioni sulla qualità energetico-ambientale degli interventi sugli edifici e relativi spazi aperti.
In Italia da oltre ventanni si sviluppano studi per il risparmio energetico o per progetti finalizzati, ma dove i piani urbanistici continuano ad esprimere indici di fabbricazione volumetrici, malgrado che questa unità di misura, negativa ai fini energetici, ecologici ed ambientali, sia da tempo sconosciuta quanto meno nei paesi europei.
Con questo codice, il recupero ottimale dell’urbanizzazione e dell’edificato esistente e dell’edilizia di sostituzione costituiscono criterio preferenziale rispetto alla creazione di nuovi insediamenti estensivi.
La durabilità del costruito e la conservazione delle risorse costituiscono obiettivi di pubblico interesse in tutti i progetti di trasformazione fisica del territorio.
Le fasi di concezione, realizzazione, gestione, trasformazione e demolizione del costruito devono garantire una relazione coerente con il sito.
Diventa interessante la sperimentazione di veri e propri progetti di sottrazione nei luoghi nevralgici del degrado della città e della dismissione. Appaiono nemiche della riqualificazione urbana, quelle forme di restauro, di riuso, di recupero e di manutenzione che, grazie al pregiudizio del minimo impatto come risultato ottimale, appiattiscono nei microcosmi di un recupero minimo ogni potenzialità urbanistica e qualitativa.
Deve crescere la consapevolezza, storicamente rimossa, che alla qualità dell’ambiente può dare un contributo anche il progetto di sottrazione.
Le pubbliche amministrazioni potrebbero aprirsi alla collaborazione di enti di ricerca o di elaborazione culturale per costruire quei sistemi di garanzie che risiedono nella qualità delle formulazioni progettuali, attraverso confrontazioni e valutazioni circa gli obiettivi e gli effetti, le aspettative e le riuscite.
Sono numerosi gli esempi di demolizione e ricostruzione o di ricostruzione dei vuoti (la Stazione di Atocha a Madrid, la piazza Centrale di Francoforte, i parchi urbani di Barcellona, il progetto integrato del centro storico di Santiago di Campostella, il Chado di Lisbona, fino agli ultimi interventi berlinesi), opere molto diverse fra loro, dotate di grande inventiva progettuale e qualità di realizzazione.
La sperimentazione potrebbe produrre grandi idee sulla città, ma se diventasse difficoltoso attuarla, potrebbe interessare solo alcune parti di essa, rivolgendosi al piccolo progetto urbano per rendere salubre il centro storico e al progetto di monumentalizzazione della periferia per la sua riqualificazione.
Oggi l’architettura manca l’appuntamento mediatore tra un livello culturale e un livello utilitario del costruire, e resta tagliata fuori dalle trasformazioni.
Affideremo le nostre proposte ad una sfera culturale piu’ generale, affinche’ entrino nel circolo delle idee come elementi caratteristici di rinnovamento dell’epoca presente.
Il Presidente di IN/ARCH Sicilia
Arch. Franco Porto