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Raccogliendo l’Appello di Antonio Leonardi contro Vittorio Sgarbi sulla Rubrica “Lo dico a LA SICILIA” (pubblicata il 28/11/2013)

Dando seguito ad una sentita lettera inviata al quotidiano La Sicilia da Antonino Leonardi (pubblicata sul numero del 28/11/2013), come sezione siciliana dell’Istituto Nazionale di Architettura (Inarch), interpretando quanto proprio della missione dell’istituto, riteniamo di intervenire in relazione all’episodio in essa riportato; ovvero dell’attacco a Giancarlo De Carlo (architetto italiano tra i più importanti dal II° dopoguerra, autore del progetto di rinnovo del Convento dei Benedettini a Catania come sede del polo umanistico dell’Università) da parte di un noto polemista, Vittorio Sgarbi, nell’ambito di una sua “lezione” svolta proprio nella sede universitaria dei Benedettini.

Leonardi classifica come violento e volgare l’attacco mosso da Vittorio Sgarbi; non si può che sottoscrivere, ricordando non solo lo “stile” scomposto cui in modo autocompiaciuto lo stesso dibatte praticamente di tutto, nei luoghi ed occasioni più diverse e con il pieno avallo di media affamati di clamore ed ascolti, ma anche l’ ossessione (negativa) di Sgarbi per tutto quello che risulta innovazione dell’ambiente costruito, nuova architettura, soprattutto quando questa si accosti alla città ed agli edifici per così dire storicizzati (e chissà, forse proprio per questo nella sua idea non più viventi nella storia); in questo peraltro in buona compagnia, non occorre ricordarlo.

L’architettura (per la quale non avvertiamo, a differenza di altri, alcuna necessità di distinzioni tra antica, moderna, recente o contemporanea) o è oggetto vivo, funzionale, utile alla collettività e rappresentativo della stessa, o non è. Senza progetto di architettura, nel caso in questione particolarmente attento al valore di quella antica anche in un intervento di radicale cambiamento del suo senso, non abbiamo risposta alle continue ed essenziali necessità di nuovi spazi, nuove funzioni, nuove rappresentazioni, legate alla incessante evoluzione sociale. Riconoscere questo è fondamentale, anche e soprattutto nell’ambito di un esercizio critico.

Nella stessa lettera, Leonardi ricorda rammaricato la mancata difesa di De Carlo da parte degli ospiti (Università e Biblioteche riunite Civica e U. Recupero), forse ipnotizzati dalla vis polemica del nostro. E aggiungeremmo che ricorda rammaricato la mancata difesa da parte delle istituzioni, che in essa hanno prestigiosa e unica sede, del progetto di rinnovo della fabbrica del Convento dei Benedettini; progetto che si è potuto nel tempo realizzare, come sempre, grazie soprattutto ad una azione plurale, collettiva, coinvolgente volontà ed esperienze molto più ampie che quella del singolo architetto, del solo De Carlo; è grazie a questa azione ed al suo evolversi e durare che oggi i Benedettini sono, oltre che un grande e rappresentativo polo di studi, anche meta di scoperta turistica, luogo di eventi culturali aperti alla città. Un progetto al quale, non ci pare superfluo ricordare, De Carlo ha riservato una consistente parte della sua ultima opera, apportando ancora una volta un essenziale tassello al tema del rapporto tra città antica e moderna e, come in modo più celebrato ad Urbino, tra città e istituzione universitaria.

Catania ha da sempre circondato, in molte e prevalenti componenti istituzionali e culturali, di un assordante silenzio questa esperienza; oggi non sembra mostrare orgoglio nell’averla portata a compimento, nel poterla vivere e continuare a trasformare pur nel prioritario rispetto dell’antica fabbrica.

Parte fondamentale della architettura italiana moderna, (ma diremmo dell’architettura italiana in toto) per specificità della propria storia e cultura urbana, si è esplicata proprio in interventi (coraggiosi, ma rispettosi) di rinnovo di grandi architetture antiche, portate a nuova vita, funzionalità, capacità rappresentativa; Catania stessa vede all’opera questa specificità non solo nell’edificio dei Benedettini, riprogettato da De Carlo, ma ad esempio anche nel museo di Castel Ursino allestito su progetto di Giuseppe Pagnano e nella Villa Cirami di Giacomo Leone; e dobbiamo ricordare che la Sicilia si può oltremodo fregiare ed andare orgogliosa (senza bisogno di riconoscimenti da parte di Sgarbi) di grandissimi interventi sull’architettura e la città antiche, progettati altresì da Carlo Scarpa, Giuseppe Samonà, Franco Minissi, Pasquale Culotta e tanti altri, tra la migliore cultura architettonica.

Con loro Inarch grida l’importanza di una rinnovata architettura, con loro Inarch ricorda l’unicità dell’apporto progettuale dato da De Carlo alla fabbrica del Convento dei Benedettini. Con loro, Inarch si chiede oggi chi abbia il coraggio, a Catania o in Sicilia ed in Italia, di fare propria, difendere e valorizzare, anche discutendola, questa viva e generosa eredità.

 

Arch. Ignazio Lutri – Presidente IN/ARCH Sicilia

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