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Seminario 105 lettere di Giancarlo De Carlo

Seminario “105 lettere di Giancarlo De Carlo. Un modus operandi per il recupero del Monastero dei Benedettini a Catania”

Tratto dal volume “La gentilezza e la rabbia. 105 lettere di Giancarlo De Carlo sul recupero del Monastero dei Benedettini” (A. Leonardi,  C. Cantale, a cura di)

Sabato 10 giugno ore 09:30 presso la sala Pinella Musmeci, Ex Angolo Paradiso, Via Aquilia Nuova 1, Acireale.

Sabato 10 giugno alle ore 9:30 presso la sala Pinella Musmeci, Ex Angolo Paradiso di Acireale, l’Associazione ingegneriarchitettiacesi organizza in forma congiunta con il Comune di Acireale, il Seminario “105 lettere di Giancarlo De Carlo. Un modus operandi per il recupero del Monastero dei Benedettini a Catania” tratto dal volume “La gentilezza e la rabbia. 105 lettere di Giancarlo De Carlo sul recupero del Monastero dei Benedettini” (A. Leonardi,  C. Cantale, a cura di).

Il libro è uno dei progetti editoriali e culturali che il geometra Antonino Leonardi, noto a molti per aver condotto con forza e lucidità il restauro del Monastero insieme a Giancarlo De Carlo e Giuseppe Giarrizzo,  è riuscito a portare a termine prima del 25 novembre 2016, data della sua scomparsa. Il progetto editoriale, protrattosi per lungo tempo, raccoglie due decenni e mezzo di lettere che l’architetto De Carlo inviava al geometra sul restauro del Monastero destinato ad accogliere la sede della Facoltà di Lettere e Filosofia. Le lettere costituiscono un importante documento su cosa è stato fatto e cosa ancora resta da fare per i Benedettini, un documento per comprendere le modalità con cui si è proceduto e perché sono state compiute alcune scelte che hanno determinato l’assetto attuale dell’ex convento. Ma non solo. Il corpus di 105 lettere ricostruisce anche la nascita di un legame tra due uomini che hanno speso la loro vita per l’architettura, vivendo fino all’ultimo dei loro giorni con la voglia di progettare, di creare altri mondi e futuri possibili. Un intreccio di rapporti umani nati a seguito di un lavoro durato oltre un quarto di secolo che ha visto il coinvolgimento di centinaia di professionisti, di giovani archeologi, architetti, ingegneri che insieme a scalpellini, muratori e posatori hanno condiviso gioie e dolori di un cantiere tanto complesso come quello benedettino. Commentate dal Geometra Leonardi attraverso le interviste di Claudia Cantale, le lettere costituiscono un avanzamento per chi si occupa di comprendere cosa è accaduto a Catania tra gli anni ’80 del secolo scorso e i primi anni del 2000, ponendo nuove domande su tematiche che riguardano l’architettura, il riuso dei beni pubblici, l’urbanistica e il ruolo dell’Università .

La genesi del libro è stata caratterizzata da un confronto tra generazioni che hanno vissuto l’esperienza dei Benedettini come luogo di formazione professionale e personale: da una parte un bagaglio di esperienze fatte sul campo e attraverso lo studio dei problemi dell’architettura in una vita che si allunga energicamente fino agli 80 anni del Geometra Leonardi, e dall’altra la partecipazione nella gestione dei beni culturali attraverso la ricerca e la sperimentazione di modelli innovativi di Claudia Cantale, dottoranda di ricerca e socio fondatore di Officine Culturali. Questa pubblicazione costituisce, infine, un passaggio del testimone da chi ha permesso al Monastero di avere una seconda vita a chi dovrà garantirne la cura, la valorizzazione, la fruizione, consegnando questo immenso patrimonio di idee alle generazioni future.

Al seminario saranno presenti: Mariagrazia Leonardi, presidente dell’Associazione Ingegneriarchitettiacesi, la curatrice del volume Claudia Cantale, il sindaco del Comune di Acireale Roberto Barbagallo, l’Assessore Turismo Cultura Sviluppo economico comunale Antonio Coniglio, Enrico Foti, direttore DiCAR Università degli Studi di Catania; Santi Maria Cascone, presidente Ordine Ingegneri di Catania, Giuseppe Scannella, presidente Ordine Architetti PPC di Catania, Mauro Scaccianoce e Paola Pennisi, presidenti rispettivamente Fondazione Ordine ingegneri e Architetti, Ignazio Lutri, presidente In/Arch Sicilia, Alessandro Lo Faro e Giulia Sanfilippo, Università di Catania, Carmelo Russo, ingegnere di Ellenia+3, Francesco Mannino, Presidente Di Officine Culturali.

La partecipazione al seminario conferisce 4 CFP per gli iscritti all’albo professionale degli Architetti P.P.C. L’iscrizione per gli architetti dovrà essere effettuata sulla piattaforma im@ateria.

 

Giancarlo De Carlo nasce a Genova il 12 dicembre del 1919. Consegue la laurea in Ingegneria nel 1942 al Politecnico di Milano dove entra in contatto con Giuseppe Pagano, diventandone un amico fidato, tanto da fondare insieme le Brigate Matteotti. Stimolato dall’ambiente politico che si caratterizzava prevalentemente per la presenza di architetti, fa propria la volontà di proseguire con gli studi in architettura, ma nel ’43 però, perso ufficialmente lo status di studente, fu chiamato ad imbarcarsi con mansioni tecniche su una nave d’appoggio alle operazioni belliche e trasferito in Grecia. Continua così la sua duplice esistenza come antifascista e militare al tempo stesso. Trasferito nuovamente a Milano chiede e ottiene l’ammissione all’ultimo anno di Ingegneria civile, ottenendo in seguito il trasferimento in Architettura.

Dopo la guerra, il suo impegno politico prosegue avvicinandosi all’ambiente anarchico. Prosegue anche con gli studi: trasferitosi, insieme a Ignazio Gardella, allo IUAV conseguirà la laurea nel 1949. L’avvio della sua carriera da architetto coincide con la nascita del cosiddetto Piano Fanfani. Grazie al periodo di particolare vivacità edilizia dovuto proprio alla legge n. 43 Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, De Carlo inizia a trattare il tema della casa, progettando e seguendo lavori di realizzazione di appartamenti nell’ambito dell’INA Casa a Milano.

Gli anni a seguire sono caratterizzati dal nascere e consolidarsi di grandi amicizie che influenzeranno le sue scelte di architetto e la sua produzione intellettuale. Il gruppo degli “amici di Bocca di Magra” erano giovani intellettuali di differente provenienza che avevano condiviso il dramma della guerra e le esperienze nelle fila della Resistenza: De Carlo e la compagna trascorsero così gli anni più allegri con Elio Vittorini, Italo Calvino, Vittorio Sereni, Giovanni Pintori, Giulio Einaudi, Marguerite Duras, Franco Fortini e Albe e Lica Steiner.

Negli anni ’50 inizia anche la lunga amicizia con Carlo Bo, Rettore della libera Università di Urbino: De Carlo trovò nel tessuto urbinate il terreno fertile in cui sperimentare la sua professione di architetto e urbanista. Iniziò con la ristrutturazione della sede dell’Università (1952) fino alla stesura dei piani regolatori e gli interventi di “riuso” di alcuni palazzi storici come sedi universitarie. Della bella città marchigiana De Carlo diventerà cittadino onorario nel 1989.

Neglia anni ’50 è pubblicista per la redazione della rivista “Casabella Continuità” diretta da Ernesto Nathan Rogers. Nel 1959 in seno al 10° CIAM (Congrès Internationaux d’Architecture Moderne) di Dubrovnik fonda il TEAM X insieme a Jacob B. Bakema, Georges Candilis, Aldo van Eyck,  Alison e Peter Smithson e Shadrach Woods, come reazione alla rottura con i maestri dell’architettura quali Le Corbusier, Rogers, Gropius ecc.

A questo periodo risale anche l’inizio della sua esperienza di docente universitario presso lo IUAV di Venezia, la scuola di architettura voluta dal siciliano Giuseppe Samonà e luogo dove De Carlo entra in contatto anche con Franco Albini, Carlo Scarpa, Giovanni Astengo, Bruno Zevi. Gli anni Sessanta si caratterizzano anche per i suoi viaggi negli Stati Uniti, dove insegnerà a Yale, al MIT, all’UCLA e al Cornell. L’incontro con la cultura nordamericana di quegli anni, che risentiva delle conseguenze della guerra in Vietnam, con la rivolta dei giovani, la nascita della pop-art e della musica rock, oltre che dell’avvento dell’architettura anti-Bauhaus, avrà una notevole influenza su di lui (Mioni, Occhialini 1995).

A seguito del suo dissenso con l’ambiente accademico, De Carlo fonda l’International Laboratory of architecture and urban design (ILAUD), attivo sotto la sua direzione dal 1976 al 2003 in cui  «[…] l’idea è (nda) che architettura e urbanistica sono parti dello stesso problema […] e che la loro interdipendenza è tale che nessuna azione può essere concepita in una delle due senza la coscienza della sua reciprocità con l’altra». Gli stessi temi vengono affrontati e diffusi dalla rivista “Spazio e Società”, che GDC fonda e dirige dal 1978 fino al 2002.

Nel 1979 il Comune di Palermo incarica De Carlo, insieme a Giuseppe Samonà e Annamaria Sciarra – Borzì e Umberto di Cristina,  per la realizzazione del «Piano programma del centro storico» che non vedrà mai la sua realizzazione. I lavori vengono chiusi nel 1982. Questa esperienza sarà narrata in “Progetto Kalhesa”, scritto sotto lo pseudonimo Gimdalcha Ismé, dove De Carlo racconta l’ambiente politico e culturale palermitano di quegli anni.

Negli stessi anni Giuseppe Giarrizzo e il rettore Gaspare Rodolico  lo chiameranno a Catania per “convertire” il Monastero dei Benedettini in sede universitaria.

Di fondamentale importanza per comprendere la “poetica” sottesa nei suoi progetti sono i due esempi di edilizia residenziale: il famoso quartiere Matteotti di Terni (1970 – 1975) con le case per gli operai, e il quartiere di case ICAP – Istituto Autonomo Case Popolari- di Mazzorbo nella laguna di Venezia (1980-97). In entrambi i casi De Carlo pone in essere i principi teorizzati della cosiddetta progettazione partecipata di Terni e Mazzorbo

Tra i vari riconoscimenti internazionali che De Carlo ha ricevuto nell’arco della sua lunga carriera ritroviamo: il premio Sir Patrick Abercrombie, della Unione internazionale degli architetti, per l’urbanistica e lo sviluppo territoriale (1967); il premio Wolf (1988); la Médaille de l’urbanisme della Fondation de l’Académie d’architecture di Parigi (1992); la prestigiosissima Royal Gold medal dalla Regina d’Inghilterra (1993), su proposta del Royal Institute of British architects (RIBA); il premio Sir Robert Matthew, della Unione internazionale degli architetti, per il miglioramento della qualità degli insediamenti umani (1996); la medaglia d’oro ai Benemeriti della cultura e dell’arte della Repubblica italiana (2004). Giancarlo De Carlo muore il 4 giugno del 2005 a Milano.

Biografie dei Curatori del volume

Antonino Leonardi (Catania, 1937 – 2016). Pensionato. Due figli. Quattro nipoti. Quarantaquattro anni trascorsi ad occuparsi di problemi edilizi dell’Università di Catania. Si ritiene fortunato per avere avuto l’occasione di lavorare con gli architetti Luigi Piccinato Daniele Calabi e Giancarlo De Carlo; con quest’ultimo, per 25 anni, ha collaborato a recupero del Monastero dei benedettini di San Nicolò l’Arena. Negli ultimi anni ha raccontato alcuni pezzi di questa storia nelle riviste “Agorà”, “Asso”, “L’architettura cronaca e storia”, nei libri Parole del Rettore, la Cucina e il suo ventre e a Tavola con Dusmet. Ha curato con Francesco Mannino Fonti di Pietra scritti di Giuseppe Giarrizzo sul monastero dei benedettini. Ora dedica il suo tempo al riordino dell’archivio degli atti prodotti per il recupero del monastero. Ma non ha fatto solo questo.

Claudia Cantale (Catania, 1985). Dottoranda di Ricerca in Studi sul Patrimonio Culturale al Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania. Dal 2015 è Cultore di materia per la cattedra in Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Sociologia dei media digitali, del professore Davide Bennato. Si occupa di studiare e applicare le opportunità fornite dalle nuove tecnologie per la diffusione e democratizzazione della conoscenza. Digital Humanities è il suo tema di ricerca.

È socio fondatore di Officine Culturali, associazione che si occupa di educazione al Patrimonio Culturale attraverso molteplici forme. Da diversi anni è Communication Supervisor per l’associazione e per il Monastero dei Benedettini, l’Orto Botanico e il Museo di Archeologia dell’Università di Catania e della Chiesa di San Benedetto.

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