31.01.2019 | CONTRIBUTO AI TAVOLI DI ASCOLTO PRG CATANIA

Oggetto: FORUM per la formulazione di proposte relative alle Direttive per il nuovo PRG della città di Catania / Contributo IN/ARCH Sicilia

Catania è una città che soffre da troppo tempo di una sostanziale mancanza di un quadro sistematico e di pianificazione all’altezza dei compiti e del ruolo che essa svolge nell’ambito del contesto metropolitano. Allo stesso tempo il mancato ascolto di qualunque tensione di rinnovamento fisico e civile (dovuta soprattutto ad una inerzia sul fronte della programmazione e delle sue forme più evolute ed aperte) ha avuto come principale effetto quello di allontanare le risorse e deprimere le azioni tese al rinnovamento interno e minuto della città.

La città deve essere anzitutto riprogettata; a tal fine il nuovo piano urbanistico è strumento non unico e peraltro funzionale al territorio solo se virtuosamente coniugato con le politiche per i servizi, l’ambiente, la mobilità, la casa, la gestione dei rischi; esso è quindi anzitutto un quadro in cui possano esplicarsi, nelle loro forme più aggiornate e efficaci (accordi di partenariato, fiscalità di vantaggio, etc…) le attività istituzionali ed amministrative tese a massimizzare la possibilità di azione delle energie attive della città e per la città.

E’ anzitutto quindi un patto di governo che sottende una visione per il rinnovamento fisico e civile del territorio; un territorio che occorre anzitutto liberare dai mille confini (amministrativi, sociali ed economici, fisici) che lo attraversano e frammentano disegnando il complesso incoerente e disfunzionale che conosciamo.

L’inerzia legislativa regionale in materia di pianificazione territoriale ed urbanistica non aiuta, ma le città (soprattutto quelle che, come Catania, hanno un rango metropolitano) hanno l’onere, anche attraverso i propri piani urbanistici, di fare da piloti per il rinnovamento del governo del territorio.

Perequazione, confronto concorrenziale e premialità alle migliori pratiche (quelle in grado di fornire significative innovazioni al contesto urbano e apporti all’interesse generale) appaiono gli strumenti da integrare massicciamente nei meccanismi di PRG; una nuova struttura della città, conscia del patrimonio e della struttura ambientale del territorio, va indirizzata e premiata attraverso strumenti adeguati; ribadiamo i concorsi di progettazione come strada maestra attraverso la quale tutte le grandi città hanno qualificato le trasformazioni, pubbliche o private, alla grande come alla piccola scala. Fondamentale la cooperazione con l’Università e le Associazioni qualificate, che occorre valorizzare assumendone il vasto patrimonio di studi, ricerche e sperimentazioni che indicano risorse, competenze, tecniche, modalità e regole per il rinnovamento della città.

Quello che si chiede è un piano che nel progetto, nella riconfigurazione fisica della città, dei suoi spazi, edifici, infrastrutture e attrezzature, delle relazioni e del patrimonio naturalistico-ambientale e storico-culturale, tracci le coordinate del rinnovamento, dalla grande alla piccola e piccolissima scala, nel breve, medio e lungo periodo.

Questa visione e questo approccio mancano da troppo tempo; si è così fatto spazio a iniziative estemporanee, al conseguimento di risultati di piccola e temporalmente limitata portata e alla netta prevalenza di una concezione della città e della sua trasformazione per interventi limitati e monofunzionali. Catania è così oggi in gran parte un deposito di città passate, di economie tramontate, di strutture ambientali desertificate; la città ha bisogno di recuperare la capacità di costruire uno scenario che attragga investimenti, iniziative e attiva partecipazione, ingredienti di quella vita civile che è motivo e sostanza delle aggregazioni umane e delle loro forme stratificate nel tempo.

Occorre sviluppare i grandi progetti, rinnovarne l’agenda e innovare quelli rimasti ormai privi di una reale prospettiva, superati dagli sviluppi già in corso della struttura della città; ma, allo stesso tempo, occorre favorire e rendere capillare (stimolando ed incentivando tutti gli attori urbani) quella attività di manutenzione e riqualificazione che sola garantisce una diffusa qualità.

 Non saranno più i grandi assi attrezzati del Piano Piccinato a costruire Catania; nè la sua divisione del territorio in grandi ambiti specializzati, tipica della pianificazione dell’epoca. Il nuovo disegno spinge da più parti, in conseguenza di progettualità o trasformazioni già in essere o energie (a dispetto di tutto sempre più evidenti nel corpo sociale) che la città deve cogliere come occasioni, favorire e depositare entro i suoi strumenti di pianificazione:

  • il potenziamento dell’Aeroporto secondo il nuovo Masterplan
  • il rinnovarsi del Piano Strutturale del Porto
  • la trasformazione ed estensione della linea FCE e di quella RFI
  • l’ormai non più rimandabile rinnovamento, fisico-ambientale e funzionale, delle grandi aree dismesse o sottoutilizzate, esterne e limitrofe alla città consolidata (Cannizzaro, V.le C. Colombo, S. Giuseppe la Rena, gli scali merci di Acquicella e P.zza Europa) o interne ed addirittura comprese nella città antica (i comparti ospedalieri e le caserme)
  • l’evidenziarsi di un patrimonio di aree e immobili (spesso fortunatamente di pubblica proprietà) sui quali appoggiare una strategia di rinnovamento legato alla nascita di centralità di quartiere, complesse ed integrate, aperte alla gestione delle associazioni di cittadini; decentrare e avere il coraggio di ridisegnare non una unica città centripeta ma una rete di centralità
  • l’irrinunciabilità del progressivo espandersi della pedonalità e della mobilità dolce per l’accesso e fruizione della città, anche come risposta, qualificante lo spazio e l’accessibilità ai servizi e le attività urbane, a quello svuotamento a favore dei complessi della grande distribuzione
  • il consolidarsi come vuoti ricchi di natura delle aree delle sciare e dei residui di una pianificazione le cui prospettive di crescita si sono radicalmente modificate

Entro le nuove scelte appare non più posponibile la revisione del concetto di centro storico a favore di quello più articolato di città storica, oggetto prioritario di tutela ma anche (e proprio in funzione di questa) della capacità di innovare, conferire nuovi e vitali assetti a parti della città che rischiano altrimenti l’asfissia ed una lenta morte per obsolescenza; questa impostazione ci pare necessaria anche per superare le necessariamente modeste possibilità di reale valorizzazione legate allo Studio di Dettaglio ai sensi della LR 13/2015, che si esplica ancora entro un perimetro (zona A) il cui tracciamento risale ad altre concezioni, altre necessità, altri obiettivi.

Occorrerà contestualmente rinunciare al fardello di alcuni ambiti di pianificazione particolareggiata (Piani di recupero dei quartieri Consolazione, Cibali, Palestro, etc…) provenienti dal PRG e confermati acriticamente negli anni; altri sono in questi ambiti gli strumenti e forse proprio qui lo Studio di Dettaglio avrebbe invece un senso. Occorre invece riconoscere nuovi contesti ed occasioni di riqualificazione, interni e a ridosso del centro: ad esempio verso il porto e gli archi della Marina, nei quartieri che fanno da corona all’area di C.so dei Martiri, nell’area della Fiera e di via Verdi, nel vasto e strategico ambito che comprende il Monastero dei Benedettini, l’Ospedale Garibaldi, la cinta muraria lungo via Plebiscito: tutti ambiti nei quali sono in corso o sono programmate trasformazioni che devono essere governate; sono luoghi di cambiamenti dal punto di vista delle attività economiche e dell’evolversi delle comunità urbane ai quali il piano può fornire risposte progettuali adeguate, soprattutto al fine di estendere i benefici delle trasformazioni ed evitare o mitigare nuovi impatti negativi.

Alcuni punti indichiamo come prioritari e praticabili anche nel breve termine, al fine di configurare una nuova città.

  • Puntare sul riequilibrio ambientale, come chiave per favorire e aumentare la capacità di resilienza della città e del suo territorio: alle grandi previsioni relative a parchi interni e di cintura occorre accostare il progetto degli assi viari della città come rete diffusa e capillare di connessioni verdi; ogni strada e la sua sezione sono portatori di una potenziale linea verde, che incide sulla qualità ambientale e la resilienza, qualifica e configura una più attraente immagine dell’insediamento. Entro il Regolamento edilizio sono comprese
  • Puntare sulla valorizzazione e riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico, come base per dare un cuore ai quartieri ed ai diversi ambiti urbani. Si è persa da tempo la coscienza di tale patrimonio come bene comune: ce lo hanno ricordato operazioni come il campo da rugby di Librino concesso all’associazione “I Briganti”; ma molte altre occasioni sono sparse nella città. In quanto bene comune esso può senz’altro, a vantaggio di tutti, essere oggetto ove occorra di oculate alienazioni (secondo un piano razionale e condiviso), ma allo stesso tempo volano per operazioni diffuse di valorizzazione e riqualificazione.
  • Puntare sul riequilibrio morfologico-funzionale dei tessuti urbani, come chiave per ottenere una città più sostenibile e meno esposta ai rischi; dilatare le maglie dell’edificato, ottenere non tanto e non solo (con le dovute misure di premialità ed incentivazione) il rinnovamento del corpo edilizio ma soprattutto dell’assetto dei vuoti e degli spazi che fanno la città. In assenza di innovazioni significative del governo delle trasformazioni urbane l’insediamento è cresciuto su sé stesso, aumentando il carico urbanistico e non producendo sostanzialmente una nuova città. Solo in un rinnovato insieme, conseguibile favorendo ed incentivando operazioni di rinnovo dimensionalmente significative (non solo lotto per lotto ed immobile per immobile) può gradatamente garantire condizioni di vivibilità qualitativamente più elevate (in relazione alle dotazioni standard) e più sicure (in relazione alla minore vulnerabilità edilizia ed urbana, ad esempio agli eventi sismici). In assenza di questo parlare di sicurezza urbana è una chimera.

Una fitta trama di linee verdi, una moltitudine di nuovi poli per attività di quartiere, la sperimentazione morfologica ed edilizia di nuove unità di vicinato (confortevoli, sicure ed energeticamente efficienti) può essere il primo viatico per la nuova città.

 

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